Archivi categoria: social network

GB, divorzi made in Facebook

Da qualche anno a questa parte, ogni giorno migliaia di persone si iscrivono a siti di social networking – Facebook in testa – spinte dal desiderio di creare nuove relazioni o di coltivare quelle preesistenti. Come abbiamo già visto, questo semplice gesto può rivelarsi non privo di insidie per alcune categorie professionali come i medici o i giudici, i quali rischiano di trovarsi troppo “vicini” rispettivamente ai loro pazienti o agli avvocati e, quindi, di compromettere la loro credibilità.

Ora invece scopriamo che chi frequenta i social network spesso non mette a rischio solo la propria carriera, ma anche il matrimonio o la relazione amorosa. Uno studio legale Britannico specializzato in divorzi ha infatti rivelato che, allo stato attuale, il 20 per cento delle cause di separazione intentate dai suoi clienti affondano le radici in qualche “incidente” o affair nato entro i confini di Facebook.

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Facebook rende pubblica l’analisi demografica dell’utenza statunitense

Facebook ha da poco reso noti i dati del primo studio su “race and ethnicity” dei suoi utenti statunitensi, evidenziando che la popolazione di alcuni gruppi etnici sta crescendo oggi molto più rapidamente che non negli anni passati.

La ricerca, coordinata da Cameron Marlow, ha infatti rivelato che dei circa cento milioni di utenti USA iscritti al social network, l’11 per cento è composto da afro-americani, il 9 per cento da latino-americani e il 6 per cento da asiatici. Un netto incremento rispetto a quattro anni fa quando, ad esempio, i primi costituivano solo il 7 per cento della popolazione di Facebook e i secondi solo il 3.

La cosa interessante da sottolineare è che Facebook non chiede ai suoi utenti di specificare a quale razza o etnia appartengano, ma i suoi ricercatori sono stati ugualmente in grado di ricavare queste informazioni incrociando i (molti e dettagliati) dati in loro possesso con quelli relativi a 150mila cognomi americani archiviati nello Us Census Bureau database.

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I social network e le interferenze tra vita professionale e privata

Ieri Punto-Informatico riportava la notizia secondo cui il “Florida Judicial Ethics Advisory Committee” ha recentemente pubblicato il testo definitivo delle linee guida con cui disciplina il comportamento dei giudici sui social network. Linee guida nelle quali si vieta loro espressamente di aggiungere o di farsi aggiungere come “amici” dagli avvocati.

La notizia merita di essere ripresa innanzitutto perché ben si accorda con una simile qui riportata appena dieci giorni fa:

in Gran Bretagna la Medical Defence Union (MDU), organizzazione il cui scopo è “difendere la reputazione professionale dei suoi affiliati”, ha recentemente messo in guardia i medici dal rispondere ai messaggi privati (specie se si tratta di inviti più o meno sessualmente espliciti) inviati attraverso Facebook dai loro pazienti.

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Leweb ’09, l’intervento della regina Rania di Giordania

“Ricordate: Il Real – time web è una grande esperienza umana che può portare cambiamenti reali all’umanità. Voi siete coloro che hanno finalmente il potere di unire l’attivismo online alla realtà, di rendere il “life-streaming” qualcosa in grado di cambiare la vita delle persone”.

Intervenuta come ospite d’onore di Leweb ’09, La regina Rania di Giordania ha parlato per sedici, intensi minuti e il suo discorso può essere diviso in due parti: nella prima, la regina ha iniziato scherzando con l’audience (il mio intervento è di 140 caratteri), e poi ha raccontato come la Rete abbia cambiato la sua vita e semplificato il suo modo di rapportarsi con le persone. “Mi sono resa conto che il mio io virtuale riesce ad arrivare più vicino alla gente di quello reale – ha spiegato – certo è difficile avvicinarsi agli altri se si è una regina, ma online la gente non ha paura di dire ciò che pensa, ognuno è libero di esprimersi e questo nuovo modo di connettersi consente alle persone di raggiungermi, comunicare con me e fornirmi informazioni importanti”.

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Facebook, i nuovi “privacy settings” e le critiche

Come annunciato lo scorso 1 dicembre dallo stesso fondatore Mark Zuckerberg, Facebook ha cambiato il sistema di gestione della privacy degli utenti.

Le modifiche, operative da ieri, consentirebbero all’utente un controllo totale della propria privacy, dandogli di fatto la possibilità di decidere esattamente con chi vogliono condividere ogni singolo video, status update, ogni foto o altro frammento di contenuto. Le opzioni disponibili sono state semplificate a uso e consumo degli utenti meno esperti e consentono di condividere i contenuti con “Friends, Friends of Friends, Everyone and Customized.”

Tra le cinque citate, “Customized” è forse l’opzione più interessante perché consente di creare liste di “amici” ad hoc con cui condividere contenuti specifici, permettendo ad esempio di tenere separati i contenuti per la famiglia da quelli per gli amici o per i colleghi di lavoro.

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Facebook inaugura il Global Advisory Board per la sicurezza online

Rendere Facebook una “territorio digitale” sempre più sicuro per i suoi abitanti è oggi un task complesso e di primaria importanza per il management di Facebook, dal cui successo dipende in buona misura il futuro stesso del popolare social network americano. Un obiettivo che, come spiega su The Facebook Blog il direttore della European public policy Richard Allan, deve essere perseguito con l’aiuto di tutti perché “only by working together can all of us stay safe online.”

Proprio in quest’ottica oggi Facebook ha annunciato la creazione di un Global Advisory Board per la sicurezza online costituito da cinque organizzazioni di rilievo internazionale. Un vero e proprio comitato di saggi assieme al quale l’azienda intende costruire nuove e più efficaci iniziative mirate a rendere Facebook un posto sempre più sicuro per i suoi (a oggi) oltre 350 milioni di utenti.

Le associazioni coinvolte nella creazione dell’advisory board sono Childnet International, The Family Online Safety Institute, Common Sense Media, ConnectSafely e WiredSafety.

Scrive Allan, rispetto al loro coinvolgimento:

“This group of five leading Internet safety organizations from North America and Europe will consult with us on online safety issues. One of our first projects together will be to overhaul the safety information that’s available to you from the Facebook Help Center so that the resources are more comprehensive and include content that’s specifically tailored to the needs of parents, teachers and teens”.

Non una rivoluzione, ma di certo un primo importante passo verso la creazione di regole e strumenti per garantire la sicurezza online di tutti, specie dei più giovani.

GB, Facebook mette in crisi il rapporto medico/paziente

In Gran Bretagna la Medical Defence Union (MDU), organizzazione il cui scopo è “difendere la reputazione professionale dei suoi affiliati”, ha recentemente messo in guardia i medici dal rispondere ai messaggi privati (specie se si tratta di inviti più o meno sessualmente espliciti) inviati attraverso Facebook dai loro pazienti.

La presa di posizione dell’associazione segue diverse segnalazioni dalle quali si evince che, sempre più spesso, i pazienti usano il popolare social network per contattare in maniera informale il proprio dottore. E sempre più spesso lo scopo è corteggiarlo, invitarlo a uscire, o addirittura fare esplicite avance di natura sessuale demolendo con un click i rigorosi precetti che disciplinano il rapporto medico/paziente.

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Il social computing diventa mainstream anche in Europa

E’ possibile quantificare e definire quali siano gli effetti che la diffusione degli strumenti di social networking e delle altre tecnologie ablitanti portate in dote dal web2.0 stanno avendo sul contesto europeo?

E’ quel che prova a fare uno studio  pubblicato a fine  novembre dall’Institute for Prospective Technological Studies (IPTS) e intitolato, significativamente, “The impact of Social Computing on the EU Information Society and Economy”. Leggendolo, il primo dato che emerge è che il 41% degli utenti Internet europei partecipano alla “grande conversazione” in atto frequentando social network, blogs, siti di foto e video sharing, prendendo parte a online multi-player games o usando piattaforme collaborative per la creazione e condivisione dei contenuti. Percentuale che sale al 64% se si considera la sola fascia d’età fino a 24 anni. In parole povere: il social computing (leggi anche web2.0) è diventato mainstream anche in Europa.

Nella premessa si legge:

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Le “Gangs of New York” si sfidano via Twitter

Se è pur vero che Twitter è il moderno Walter Cronkite e che, più in generale, i social network consentono oggi una circolazione di dati e informazioni inimmaginabile anche solo cinque anni fa, altrettanto vero è che non tutti i messaggi scambiati possono essere definiti “costruttivi”.

Dall’America, e più precisamente da New York, arriva la notizia che a usare servizi come Twitter o Myspace non sono solo quei “cittadini digitali” desiderosi di prendere parte alla “grande conversazione” in atto, ma anche i membri delle violente gang in guerra sul territorio della città.

Si è insomma scoperto che uno strumento di comunicazione come Twitter può essere usato anche per provocare, minacciare e invitare a battersi e il proprio avversario. Se poi lo scontro avviene, c’è chi addirittura twitta per vantarsi dell’eventuale vittoria.

La violenza e il disagio sociale raccontati 140 caratteri alla volta

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Twitter è il moderno Walter Cronkite

MG Siegler su Techcrunch:

Mi rendo conto del fatto che ci sono molte persone che giudicano Twitter una cosa stupida che di certo non può valere un miliardo di dollari. Proviamo però a fare un passo indietro e a mettere le cose in un altro modo: per quel che può valere, quando io uso la parola “Twitter”, le do lo stesso significato che ha per il mio collega Steve Gillomor: non mi riferisco a un brand, perché per me significa “realtime web”.

Non importa che metodo usiamo per disseminare l’informazione, quel che conta davvero è che questa disseminazione è in corso.

E questo è il futuro.

Ciò detto, è inutile negare che al momento Twitter – lo strumento – è il canale migliore per consumare le notizie in questo nuovo modo. E’ il Walter Cronkite dell’informazione in tempo reale. E quando il prossimo grande evento avrà luogo, un numero crescente di noi sceglierà di accendere il computer (invece che la tv n.d.r.) per scoprire cosa sta accadendo. Così come saranno ancora di più in occasione dell’evento successivo.

Perché è cosi che va il mondo.

(Link)