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Zuckerberg e la fine della privacy

Secondo Mark Zuckerberg, la privacy è un concetto sostanzialmente superato. Durante una recente intervista con Michael Harrington, l’arcinoto fondatore di Facebook ha infatti affermato che, se dovesse lanciare oggi la sua piattaforma di social networking, tutte le informazioni relative agli utenti sarebbero di default pubbliche invece che private.

Il perché è presto detto:

People have really gotten comfortable not only sharing more information and different kinds, but more openly and with more people. That social norm is just something that has evolved over time.

Insomma, il costume è cambiato e oggi le persone che si connettono online per interagire tra loro preferiscono condividere piuttosto che nascondere. Per questo lo scorso dicembre, quando il management di Facebook ha mutato radicalmente i criteri di gestione della privacy dei propri utenti (favorendo di fatto le pubblicazione di informazioni personali e suscitando non poche polemiche), l’intenzione era semplicemente adeguarsi alle nuove norme sociali.

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GB, divorzi made in Facebook

Da qualche anno a questa parte, ogni giorno migliaia di persone si iscrivono a siti di social networking – Facebook in testa – spinte dal desiderio di creare nuove relazioni o di coltivare quelle preesistenti. Come abbiamo già visto, questo semplice gesto può rivelarsi non privo di insidie per alcune categorie professionali come i medici o i giudici, i quali rischiano di trovarsi troppo “vicini” rispettivamente ai loro pazienti o agli avvocati e, quindi, di compromettere la loro credibilità.

Ora invece scopriamo che chi frequenta i social network spesso non mette a rischio solo la propria carriera, ma anche il matrimonio o la relazione amorosa. Uno studio legale Britannico specializzato in divorzi ha infatti rivelato che, allo stato attuale, il 20 per cento delle cause di separazione intentate dai suoi clienti affondano le radici in qualche “incidente” o affair nato entro i confini di Facebook.

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Facebook rende pubblica l’analisi demografica dell’utenza statunitense

Facebook ha da poco reso noti i dati del primo studio su “race and ethnicity” dei suoi utenti statunitensi, evidenziando che la popolazione di alcuni gruppi etnici sta crescendo oggi molto più rapidamente che non negli anni passati.

La ricerca, coordinata da Cameron Marlow, ha infatti rivelato che dei circa cento milioni di utenti USA iscritti al social network, l’11 per cento è composto da afro-americani, il 9 per cento da latino-americani e il 6 per cento da asiatici. Un netto incremento rispetto a quattro anni fa quando, ad esempio, i primi costituivano solo il 7 per cento della popolazione di Facebook e i secondi solo il 3.

La cosa interessante da sottolineare è che Facebook non chiede ai suoi utenti di specificare a quale razza o etnia appartengano, ma i suoi ricercatori sono stati ugualmente in grado di ricavare queste informazioni incrociando i (molti e dettagliati) dati in loro possesso con quelli relativi a 150mila cognomi americani archiviati nello Us Census Bureau database.

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Facebook, i nuovi “privacy settings” e le critiche

Come annunciato lo scorso 1 dicembre dallo stesso fondatore Mark Zuckerberg, Facebook ha cambiato il sistema di gestione della privacy degli utenti.

Le modifiche, operative da ieri, consentirebbero all’utente un controllo totale della propria privacy, dandogli di fatto la possibilità di decidere esattamente con chi vogliono condividere ogni singolo video, status update, ogni foto o altro frammento di contenuto. Le opzioni disponibili sono state semplificate a uso e consumo degli utenti meno esperti e consentono di condividere i contenuti con “Friends, Friends of Friends, Everyone and Customized.”

Tra le cinque citate, “Customized” è forse l’opzione più interessante perché consente di creare liste di “amici” ad hoc con cui condividere contenuti specifici, permettendo ad esempio di tenere separati i contenuti per la famiglia da quelli per gli amici o per i colleghi di lavoro.

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Facebook inaugura il Global Advisory Board per la sicurezza online

Rendere Facebook una “territorio digitale” sempre più sicuro per i suoi abitanti è oggi un task complesso e di primaria importanza per il management di Facebook, dal cui successo dipende in buona misura il futuro stesso del popolare social network americano. Un obiettivo che, come spiega su The Facebook Blog il direttore della European public policy Richard Allan, deve essere perseguito con l’aiuto di tutti perché “only by working together can all of us stay safe online.”

Proprio in quest’ottica oggi Facebook ha annunciato la creazione di un Global Advisory Board per la sicurezza online costituito da cinque organizzazioni di rilievo internazionale. Un vero e proprio comitato di saggi assieme al quale l’azienda intende costruire nuove e più efficaci iniziative mirate a rendere Facebook un posto sempre più sicuro per i suoi (a oggi) oltre 350 milioni di utenti.

Le associazioni coinvolte nella creazione dell’advisory board sono Childnet International, The Family Online Safety Institute, Common Sense Media, ConnectSafely e WiredSafety.

Scrive Allan, rispetto al loro coinvolgimento:

“This group of five leading Internet safety organizations from North America and Europe will consult with us on online safety issues. One of our first projects together will be to overhaul the safety information that’s available to you from the Facebook Help Center so that the resources are more comprehensive and include content that’s specifically tailored to the needs of parents, teachers and teens”.

Non una rivoluzione, ma di certo un primo importante passo verso la creazione di regole e strumenti per garantire la sicurezza online di tutti, specie dei più giovani.

GB, Facebook mette in crisi il rapporto medico/paziente

In Gran Bretagna la Medical Defence Union (MDU), organizzazione il cui scopo è “difendere la reputazione professionale dei suoi affiliati”, ha recentemente messo in guardia i medici dal rispondere ai messaggi privati (specie se si tratta di inviti più o meno sessualmente espliciti) inviati attraverso Facebook dai loro pazienti.

La presa di posizione dell’associazione segue diverse segnalazioni dalle quali si evince che, sempre più spesso, i pazienti usano il popolare social network per contattare in maniera informale il proprio dottore. E sempre più spesso lo scopo è corteggiarlo, invitarlo a uscire, o addirittura fare esplicite avance di natura sessuale demolendo con un click i rigorosi precetti che disciplinano il rapporto medico/paziente.

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Unfriend è la parola dell’anno

Quando l’innovazione investe la lingua e viene ratificata da un’istituzione come L’Oxford American Dictionary, quello a cui ci troviamo di fronte è inevitabilmente il segno dei tempi che cambiano, una piccola finestra che si apre sul futuro della nostra società.

La notizia di oggi è che la parola “Unfriend” è stata nominata “Word of the Year” dalla prestigiosa istituzione americana. Per chi non dovesse avere dimestichezza con i social network, “to unfriend” significa cancellare un contatto dalla lista dei propri amici in luoghi della rete come Facebook o MySpace.

Altrettanto notevole è il fatto che la Oxford University Press ha dato notizia del fatto sul proprio blog ufficiale, dove vengono spiegate le ragioni  della scelta:

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Di Facebook e dell’odio contro Berlusconi

Giovedì scorso ho partecipato alla diretta di Rainews24 con Dania Mondini per parlare del gruppo Facebook che inneggia all’uccisione di Silvio Berlusconi (e che nel frattempo ha cambiato nome varie volte e raggiunto 34 mila iscritti). Il giorno dopo le informazioni raccolte prima di partecipare alla trasmissione mi hanno consentito di beccare in castagna Repubblica.it e CNR Media.

Ora il video è online sul sito del canale All News.

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Repubblica e CnrMedia sbagliano, il gruppo Facebook anti-Berlusconi è ancora lì

Update: Repubblica ha raccolto la segnalazione (pur evitando accuratamente di citare la fonte) e aggiornato il pezzo, raggiungibile sempre allo stesso link che trovate qui sotto (qui invece lo screenshot del pezzo com’era prima). Al momento CNRMedia porta ancora la “notizia” sbagliata.

Update 2: ora anche CNR Media ha aggiornato il pezzo. Cosa notevole, nel sito subito sotto l’aggiornamento, è disponibile anche il pezzo iniziale con l’informazione errata. In questo modo l’agenzia dà intelligentemente la possibilità ai lettori di ricostruire l’errore e avere l’informazione corretta in maniera trasparente.

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Scrive stamani Repubblica:

Facebook oscura il gruppo “Uccidiamo Berlusconi”
ROMA – Il gruppo nato su Facebook “Uccidiamo Berlusconi” è stato oscurato. Ne dà notizia CnrMedia.com. “Restano alcuni ‘cloni’ simili -viene rilevato- ma la denominazione originaria è stata cancellata dal social network. L’azienda di Palo Alto ha quindi risposto subito agli inviti del Governo italiano”.

La notizia è tratta da CnrMedia:

Il gruppo “Uccidiamo Berlusconi” di Facebook è stato oscurato. On-line ci sono ancora gruppi simili (dei cloni, come si dice in gergo) ma il gruppo originario è stato cancellato dall’azienda di Palo Alto che ha così obbedito alle richieste del Governo. Solo Facebook, infatti, poteva intervenire direttamente in così poche ore. Intanto nascono sul social network altri gruppi simili.

(CNR Media – 23/10/09)

Purtroppo è una collossale cantonata. Il gruppo, infatti, è ancora lì, forte dei sui 23mila membri, solo che ha cambiato varie volte nome tra ieri e questa mattina e quindi risulta difficile da trovare se non si dispone del link diretto e si passa per il motore di ricerca del social network.

Ieri sera i suoi admin avevano cambiato nome in “berlusconi,ora che abbiamo la tua attenzione…RISPONDI ALLE NOSTRE DOMANDE.”, con la frase sulla foto del premier che cambiava da “Uccidiamo Berlusconi” a “Berlusconi Vattene”; poi si era passati a “Uccidiamo Politicamente Berlusconi” e, infine, stamattina si è tornati alla versione che chiede l’attenzione del premier.

Immagino il collega di CNRMedia che fa la sua ricerca dentro Facebook, non trova in nessun modo il gruppo e trae le sue conclusioni, quindi scrive che gli amministratori in persona del social network hanno chiuso il gruppo dando seguito alla proteste del Governo perche “solo loro potevano farlo così in fretta”.

Un errore da dilettanti.

Impossibile a questo punto non citare il bel post di Luca Sofri intitolato “Il futuro dei media è fare le cose per bene”:

I media tradizionali accusano la rete di devastare la qualità dell’informazione in quattro modi diversi.
– Uno è la diffusione di notizie infondate, inaffidabili, false, non verificate. […]
Quando alla Gazzetta dello Sport mi proposero una rubrica settimanale di notizie uscite sui giornali che poi si sarebbero rivelate false (o che lo erano già palesemente) fui preoccupato di trovare materiale con abbastanza frequenza. Oggi, due anni e mezzo dopo, quella rubrica potrebbe avere frequenza doppia, e costituisce un repertorio indiscutibile di prove a carico dell’inaffidabilità dell’informazione italiana. Ci sono sostanzialmente tre tipi di falsità giornalistiche: quelle per cialtroneria che non sa e non controlla, quelle per adesione a un comunicato stampa o sondaggio, quelle per tifoseria politica. Vi mostro un po’ di esempi.

Come fare di Facebook la vostra sala stampa online

facebook-logoDalle pagine di Mashable, il social media consultant Josh Peter condivide (in inglese) una breve ma utile guida su come trasformare la Fan Page di Facebook in un’efficiente sala stampa online.

Facebook Fan Pages are perfectly suited for use as company newsrooms because they have a low barrier of entry, high visibility, numerous customization and automation options, and can be put together in an afternoon. A Fan Page can be more engaging and informative than most newsrooms out there, or it can act as an information portal that redirects customers to other, more engaging product Fan Pages.

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