Il corporate blog di TUI Italia

Succede raramente, ma quando scopro l’esistenza di un corporate blog italiano decente mi torna il buonumore. E’ il caso di TUI Blog, finestra sul web 2.0 di TUI Travel Italia aperta dall’azienda per creare un ponte tra sé ed “utenti, giornalisti, curiosi e chiunque voi siate”.

Dal punto di vista tecnico il blog è ben fatto: ha una grafica chiara e leggibile che saggiamente richiama la semplicità e i colori del sito ufficiale. Privo di fronzoli, è costruito sulla solida architettura di WordPress, ha i commenti aperti, consente i trackback e integra un plug-in che facilta agli utenti la condivisione dei post su vari network sociali e siti di social bookmarking.

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RidExperience.it, il corporate blog di Metzeler

Nuovo debutto aziendale nella blogosfera italiana: la Metzeler, “storica casa di pneumatici da moto”, lancia il corporate blog RidExperience.it per creare un

“moto raduno virtuale permanente, un luogo d’incontro, scambio e condivisione, una bacheca per gli appuntamenti, un salotto in cui tutti possono raccontare le proprie ride experiences, vedere foto e video, condividere prima di tutto la passione per le due ruote e per quel senso di libertà che solo il vento in faccia e l’asfalto che scorre veloce possono regalare”.

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La verità sul rapporto tra aziende e social networks

Come chi si sveglia di colpo da un incubo nel pieno della notte, molte aziende nel mondo hanno improvvisamente scoperto ed imparato a temere i social network.

Superato lo choc, un numero crescente di loro ha anche iniziato ad investire qualche spicciolo nel tentativo di farsi amici coloro che non potevano battere e fare community intorno al proprio brand o a un prodotto specifico. Qualcuno ci è persino riuscito ma, almeno secondo l’ultima ricerca pubblicata dalla Deloitte, in media i risultati sono ancora deludenti.

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Stati Uniti, Google leader assoluto dei motori di ricerca

Che Google sia il motore di ricerca più usato dai cittadini americani è cosa nota. La vera novità è che lo scorso mese di giugno l’azienda di Mountain View ha fatto meglio di sempre, sfiorando quota 70 per cento delle online search negli USA.

Lo rivela l’analisi realizzata da Hitwise Pty. Ltd, secondo cui nelle 4 settimane conclusesi il 28 di giugno, attraverso Google sono passate il 69,7 per cento di tutte le ricerche on line effettuate da pubblico statunitense. Per dare un’idea, nello stesso periodo dell’anno precedente il motorone di ricerca si era attestato su un pur eccellente 63,92 per cento.

Un successo evidentemente pagato di tasca propria dalla concorrenza diretta: sempre in giugno Yahoo! vede infatti assottigliarsi la propria fetta di mercato dal 21,31 (dati giugno 2007) all’attuale 19,62 per cento, mentre MSN search passa dal 9,85 al 5,46 per cento.

Adv online market, Google fa spese in Russia

Zao Begun è una “contextual advertising company” russa che oggi, a sei anni dalla sua creazione per mano del portale Rambler, sale agli onori delle cronache grazie all’acquisizione del solito, onnipresente, onnipotente Google.

Mountain View ha infatti annunciato che sborserà ben 140 milioni di dollaroni sonanti per assumere il controllo dell’azienda e gettare una nuova testa di ponte sul promettente mercato russo.

Amazon Video on Demand

Oggi Amazon lancia negli Stati Uniti un servizio nuovo di zecca per la vendita on line di “TV shows and movies”, nome in codice Amazon Video on Demand (AVD).

La novità principale del video store, nonché la differenza più importante con concorrenti come il blasonato iTunes store, sta nel fatto che film e programmi tv acquistati su AVD sono fruibili immediatamente via streaming, quasi si trattasse di una tv via cavo; all’attacco pratico, l’utente non deve attendere di scaricare il “prodotto” sul proprio computer per poterlo visionare.

Come riportato da New York Times, Amazon ha anche stretto un accordo con Sony in virtù del quale presto il nuovo servizio sarà fruibile direttamente sui televisori ad alta risoluzione della serie Bravia.

Infine, il lancio di AVD prevede una breve sperimentazione rivolta ad un pubblico ristretto, seguita a breve dall’apertura ad un’audience più ampio che potrà così fruire gli oltre 40 mila titoli (tra film e programmi tv) disponibili in catalogo a prezzi variabili.

Le strategie web2.0 di Webank

Ieri sera ho partecipato ad un incontro informale tra una buona fetta del management di Webank e alcuni blogger (compreso l’immarcescibile e affettuoso SuzukiMaruti). Un confronto schietto, allietato (e forse anche facilitato) dalla presenza di buon vino, per sostenere il quale l’azienda ha schierato nell’ordine:

  • Andrea Cardamone – Amministratore Delegato;
  • Adriana Piazza – Customer Acquisition & Brand Marketing Manager;
  • Carlo Panella – Customer Base Marketing Manager;
  • Frederic Defechereux – Product &Pricing Manager;
  • Vittoria La Porta -PR & Brand Reputation Manager;
  • Francesco Delucia – New Media Specialist.

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Expedia acquisisce Venere.com

Grandi manovre nel sempre più proficuo online travel market: Expedia ha infatti proceduto all’acquisto di Venere.com, travel site che indicizza oltre 29mila hotel tra Europa e Stati Uniti, incrementando così la propria directory di circa 10mila esercizi commerciali.

Il costo dell’operazione non è stato per il momento reso noto. Quel che invece appare chiaro è che Expedia (azienda fondata da Microsoft e successivamente acquisita da IAC), sta investendo pesantemente per consolidare la propria presenza in più mercati, come conferma la recente acquisizione del majority stake di Travelguru (omologo indiano di Venere.com). Un’operazione, quest’ultima, costata ben 17 milioni di dollari.

Comunicazione 2.0 in salsa italiana. Gli utenti facciano la loro parte

Meglio tardi (e male) che mai. Con i suoi cinque anni canonici di ritardo rispetto al contesto statunitense, anche il mondo aziendale italiano prende atto di quel cambiamento in corso noto come web2.0 e muove passi incerti.

Era ora. Quando 4 anni fa ho iniziato a trattare l’argomento, mai avrei creduto di poter accendere un giorno il computer, consultare l’aggregatore e scoprire in una sola volta che:

  • 1) Toyota ha aperto un blog per lanciare la nuova iQ (lascio agli autori un’altra settimana di rodaggio prima di esprime qualsiasi giudizio);
  • 2) Fiat ha aperto un blog (intitolato simpaticamente duePUNTOzero) per aggregare la community di clienti Punto (leggi: uno splendido raccoglitore di comunicati stampa commentabili);
  • 3) Vodafone ha messo in piedi un Lab online fatto di forum, wiki e blog (pessima scelta di tempi, viste le polemiche intorno al lancio dell’iPhone e alle indegne tariffe dati);
  • 4) Visa ha investito due milioni di dollari per creare una business community su Facebook

In tutti i casi menzionati, lo scopo dichiarato – nobilissimo – è aprirsi alla “conversazione” in corso nella Rete, dialogare con gli utenti, confrontarsi a viso aperto con la clientela, condividere informazioni.

In tutti i casi menzionati lo scopo è, a mio avviso, in gran parte disatteso.

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Comunicazione, marketing e social networks. Due “interpretazioni” a confronto

Web2.0 e comunicazione, web2.0 e marketing. Per anni le aziende e i comunicatori della “vecchia scuola” non hanno voluto neanche sentir parlare di blog, wiki, rss, social network e compagnia cantante. Poi la svolta: improvvisamente chi se ne era tenuto alla larga ha intuito le potenzialità (e registrato il successo di pubblico) della nuova Rete, quindi ha deciso di saltare precipitosamente sul carro dei vincitori.

I risultati spesso gridano vendetta sotto al sole, mentre la situazione peggiora tanto più sono complessi gli strumenti 2.0 che gli operatori tentano (inutilmente) di addomesticare secondo logiche vecchio stile. Qualche tempo fa, ad esempio, Massimo Mantellini segnalava una campagna marketing veicolata attraverso Facebook dove era niente meno che la Nuova Mazda “in persona” a chiedergli di essere aggiunta nell’elenco dei suoi amici. Forte della sua velenosa ironia, Massimo scriveva:

“Oggi mi e’ arrivata una mail nella quale la “Nuova Mazda” mi domandava di diventare suo amico su Facebook. Ci ho pensato un po’ poi ho declinato, non vorrei che la mia vecchia Renault si ingelosisse”.

Fantastico. Più ci si sforza di ripetere che il web2.0 non è altro che un insieme di strumenti grazie ai quali le persone si mettono in contatto tra loro e condividono ogni genere di informazione, creano relazioni, rappresentano on line la propria identità, e più la comunicazione tradizionale cerca di usare questi mezzi per veicolare “consigli per gli acquisti”.

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