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Il fenomeno Angry Birds raccontato da Peter Vesterbacka, CMO Rovio

Next11 - BerlinOggi sul sito de L’Espresso trovate una mia breve intervista con Peter Vesterbacka, Chief marketing Officer (anzi Mighty Eagle) di Rovio, l’azienda che ha creato il gioco best seller “Angry Birds“. L’ho incontrato ieri a Berlino, durante la Next Conference 2011, e tra le domande cui ha risposto una mi sembra particolarmente interessante:

Quanti tentativi sono andati a vuoto prima di arrivare al successo?
«Rovio ha iniziato a produrre videogiochi nel 2003: da allora abbiamo sviluppato 51 titoli prima di Angry Birds, che di fatto è il 52°. Insomma, ci è voluto un po’. Alcuni dei giochi che abbiamo sviluppato in passato hanno in effetti avuto successo, ma si trattava di lavori su commissione eseguiti per clienti come Electronic Arts (EA) o Nokia, e quindi con una ricaduta minima o nulla per noi come azienda, e questo nonostante ne siano state vendute milioni di copie. “Angry Birds” invece è una creatura che ci appartiene interamente e il cui successo è finalmente nostro».

Sette anni di lavoro prima di “sfondare”. Un successo planetario per un’azienda finlandese, quindi Europea, quindi non troppo lontana da noi.

Pensateci

Continua a leggere sul sito de L’Espresso.

(photo: Luca Sartoni)

PS: Se vi interessa, a breve pubblicherò anche il podcast in inglese dell’intervista.

Next11 is (almost) here

Today I’m leaving for Berlin where tomorrow I’m attending the Next Conference 2011 together with my friend Luca Sartoni.

The programme of speeches and panels is huge and the topics are fascinating, so I’ll try to follow as much sessions as possible while making a few interviews for Nova24, L’Espresso and Lettera43.

Few months ago I wrote about this interesting event and published a short audio-interview with Martin Recke, Head of Conference Management, who gave me all the insights to the confererence (you can find the podcast here).

As I wrote back then:

We’re living surrounded by huge amounts of data, and still a lot more will come as Governments and Institutions will eventually release online tons of public data sets.

Are you ready to take you chance and build over them the next worldwide successful business?

If you are, let’s meet tomorrow at Next11 in the beautiful city of Berlin.

Change they all believed in: le presidenziali USA ’08 raccontate dall’ex blogger di Obama Sam Graham-Felsen/1

Di seguito la prima parte dell’intervista integrale con Sam Graham-Felsen, ex Chief Blogger per Barack Obama durante l’ormai leggendaria campagna elettorale per le presidenziali statunitensi del 2008. Qui Sam rievoca gli aspetti fondamentali di quel successo e gli effetti che esso ha avuto sul contesto politico americano, mentre nella seconda parte – di prossima pubblicazione – condivide la sua visione sul futuro dell’attivismo politico “empowered” dalle nuove tecnologie di comunicazione. Una versione ridotta dell’intervista è stata pubblicata su Nova24 – IlSole24Ore di Giovedì 14 aprile (pagina 21)

sam_graham-felsen“Tutto comincia da noi”. A venti mesi dalle elezioni presidenziali del 2012, il presidente degli Stati Uniti Barack Obamaancia online la campagna per ottenere il suo secondo mandato inaugurando un “claim” di sicuro effetto, rinnovando il sito web che porta il suo nome, pubblicando un video su Youtube e, soprattutto, aggiornando il proprio status su Facebook e Twitter.

L’intento è evidentemente quello di ripetere il successo del 2008. Dunque quale momento migliore per rievocare quell’impresa e tentare di comprenderne i segreti? Un compito non facile, per il quale abbiamo chiesto aiuto a Sam Graham-Felsen, giovane blogger e giornalista americano già “Chief Blogger” di Obama durante la sua fortunata campagna presidenziale.

Iniziamo con il chiedergli come hanno reagito gli altri politici americani, dopo le elezioni 2008, di fronte alla prova provata che Internet funziona per raccogliere soldi e voti: «La reazione – risponde – è stata sbarcare in massa in rete», luogo che fino a quel momento essi avevano sistematicamente ignorato e dove ora si lanciavano «a caccia di fondi e di consenso». Peccato però che «ancora oggi la maggior parte di loro fallisca nell’usare gli strumenti di comunicazione online perché applica strategie vecchie in un contesto nuovo, perché non conversa ma adotta una comunicazione “dall’alto” e unidirezionale, o ancora perché pubblica comunicati stampa su Facebook o spot tv su Youtube invece di creare contenuti pensati per il web, di cercare insomma un rapporto genuino con i propri elettori».

Una strategia, questa, né più né meno che opposta a quella tenuta dal New Media Team messo in piedi da Obama, uno staff di ben 100 persone che, racconta Sam Graham-Felsen, «non usavano gli strumenti di comunicazione presenti in rete per gridare ai quattro venti “guardate quanto è grande Obama”, ma al contrario per dire alla gente “guardate quanto siete grandi voi e che cosa potete fare”, quindi per fornire loro gli strumenti tecnologici necessari per conversare, organizzarsi e partecipare concretamente alla vita politica del Paese». Il tutto nell’ottica di instaurare una conversazione bidirezionale, genuina e trasparente secondo un approccio che, persino vista da qui, appare assai distante da quella dei Repubblicani: «Basta guardare quello che ha fatto e fa Sarah Palin – conferma il giovane blogger – che usa la rete solo per accrescere la propria forza e che non accetta il confronto, per esempio cancellando sistematicamente dalla sua pagina di Facebook commenti negativi e domande scomode».

Sam ha le idee chiare ed è uno “storyteller” nato. Facile quindi comprendere perché sia stato scelto per raccontare il complesso scenario delle presidenziali del 2008. Meno facile è invece accettare – specie per chi come noi è abituato alla “normalizzazione” costante e implacabile dell’informazione – che egli abbia avuto carta bianca per scrivere ciò che voleva, che accanto a lui non ci fossero «i soliti dieci responsabili delle pr in fila per approvare ogni suo post» o, ancora, che sia stato scelto perché giornalista senza esperienza di pubbliche relazioni, visto che simili competenze avrebbero potuto «intaccare la genuinità di ciò che doveva scrivere».

Una scelta che dà la misura del ruolo e dell’importanza che i contenuti hanno avuto nella campagna presidenziale di Obama: «Si è parlato a lungo del fatto che, grazie alla rete, abbiamo raccolto 500 dei 700 milioni di dollari necessari a sostenere la campagna elettorale, o che gestivamo una mailing list da milioni di nomi. Nessuno sembra però aver realmente capito – sottolinea Sam – che sono solo numeri, che non avremmo mai avuto tanta partecipazione se non fossimo stati in grado di raccontare storie capaci di ispirare le persone, di far sì che si impegnassero e restassero impegnate». E che ci siano riusciti lo conferma un dato su tutti: dei 3,2 milioni di donatori online intervenuti a sostegno della campagna presidenziale di Obama, la media ha dato più di due volte volte. Chiaramente un modo per sentirsi parte del processo e ribadire in più occasioni il proprio sostegno.

Di recente, alcuni osservatori hanno espresso perplessità rispetto al ruolo della rete nel successo elettorale di Obama, ricordando la possente campagna di quello che potremmo definire marketing tradizionale (spot tv, pubblicità sui principali giornali on- e offline ecc.) lanciata a sostegno del futuro presidente e pagata fior di dollari. Rispetto a questo tema Graham-Felsen taglia corto: «E’ vero che molti dei soldi della campagna sono andati in pubblicità, tuttavia è sciocco dire – come alcuni fanno, – che Obama non abbia beneficiato della rete quanto dei media tradizionali, e questo semplicemente perché non saremmo mai arrivati in televisione senza l’enorme sostegno economico avuto attraverso la rete».

Altri detrattori hanno invece sostenuto che il successo costruito da Obama e dal suo staff con le attività online sia stato di corto respiro, leggendo la sonora sconfitta incassata dai democratici alle elezioni di medio termine anche come la conferma di quanto effimero sia il consenso conquistato in Internet. Graham-Felsen non è d’accordo: «In questa nuova fase campagna elettorale il presidente non ha replicato il successo del 2008 perché semplicemente ha cambiato approccio alla comunicazione online. Dopo l’elezione si è giustamente circondato di consiglieri dalle strategie più tradizionali, che comprensibilmente vedono la mobilitazione della base attraverso Internet con una certa apprensione». Come a dire: Obama ha sbagliato, ma forse non poteva farne a meno.

Mobilitare la base richiede infatti che si ceda parte del controllo, e questo può essere pericoloso per chi detiene il potere. Dal canto loro, «gli utenti della rete si mostrano più inclini ad essere mobilitati in battaglie contro lo status quo che non a suo favore», chiaro quindi che Obama fatichi molto di più ora a raccogliere consensi attraverso la rete che non prima, «quando poteva far leva su otto anni di governo Bush».

Continua …

Second Pulitzer Prize for Propublica

Paul Steiger, chief editor of Propublica.org, writes on his site:

“ProPublica reporters Jesse Eisinger and Jake Bernstein have been awarded a Pulitzer Prize for National Reporting for their stories on how some Wall Street bankers, seeking to enrich themselves at the expense of their clients and sometimes even their own firms, at first delayed but then worsened the financial crisis. We at ProPublica are delighted by this award, and deeply honored.

This is ProPublica’s second Pulitzer Prize in as many years. Last year, ProPublica reporter Sheri Fink won a Pulitzer for Investigative Reporting for her article “The Deadly Choices at Memorial,” on euthanasia at a New Orleans hospital in the wake of Hurricane Katrina, published in partnership with The New York Times Magazine. This was the first Pulitzer Prize ever awarded to an online news organization. This year’s Prize is the first for a group of stories not published in print.”

Indeed a good job.

In 2010 Paul Steiger was in Italy to attend the International Journalism Festival of Perugia, and that’s where I had the chance to meet and interview him for a few minutes. During our short conversation I asked Mr Steiger about Propublica and its business model as well as about his view on journalism and its future.

Watch his answers – still very up-to-date – in the following video.

#ijf11 – Un panel internazionale per parlare dell’informazione politica nell’era dei media sociali

logo_ijf11Ormai manca poco all’inizio del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia. Il giorno dopo la conferenza stampa di presentazione, ancora non ho finito di leggere il vasto e articolato programma della conferenza: 60 pagine di eventi, panel, workshop, presentazioni dove figurano nomi di rilievo del panorama giornalistico e informativo nazionale e internazionale.

Personalmente, ho dato il mio piccolo contribuito organizzando un panel intitolato “l’informazione politica nell’era dei media sociali”, tema assai caro a noi di Info. Di seguito il testo di presentazione ufficiale dell’incontro corredato di short-bio dei relatori, tra i cui nomi figurano anche due ospiti internazionali come Sam Graham-Felsen, ex blogger di Obama, e Mica Sifry, fondatore di TechPresident e del Personal Democracy Fordum (Pdf):

Internet e i potenti strumenti di comunicazione che essa porta in dote stanno cambiando l’informazione politica. La trasformano favorendo l’emersione di nuove fonti e di nuovi attori, determinando la frammentazione dei messaggi, costringendo politici, attivisti ed elettori stessi a venire allo scoperto per confrontarsi alla luce del sole.

Siti web, blog e social network site costituiscono insieme quel real-time web che, grazie a potenti e semplici meccanismi di sharing, abilita e stimola la condivisione e quindi la circolazione delle informazioni, mettendo in crisi metodi consolidati per la creazione e gestione del consenso e disintermediando la possente macchina della comunicazione tradizionale.

Come cambia l’informazione politica nell’era dei media sociali? Quali sono le sfide che la politica deve affrontare per restare al passo della rivoluzione in corso? Quale ruolo e quale futuro per i media tradizionali? E ancora, in Italia a che punto siamo?

A queste e ad altre domande proviamo a dare una risposta con l’aiuto di:

Sam Graham-Felsen, già chief blogger della campagna presidenziale di Barack Obama. Successivamente ha lavorato come Director of Strategic Planning presso Blue State Digital, una delle principali aziende americane nel settore del digital marketing. Proprio per BSD, è stato consulente per diverse organizzazioni tra cui la Croce Rossa Americana, Partners in Health, la Tony Blair Faith Foundation, il National Geographic, il Metropolitan Museum of Art, la Tate Modern e ancora il comitato olimpico statunitense.

Micah L. Sifry, co-fondatore ed editor del Personal Democracy Forum (PdF), cui fanno capo un sito d’informazione e una conferenza annuale su come la tecnologia sta cambiando la politica. Sifry è anche editor di TechPresident, blog collettivo del PdF che racconta “come le campagne politiche fanno uso del web e come il web fa uso delle campagnie politiche”.

Stefano Epifani, titolare della cattedra di tecnologie applicate alla comunicazione alla Sapienza, Università di Roma. È stato direttore scientifico del Master Universitario “Knowledge.com” ed ha insegnato Economia dell’Innovazione. Esperto di sistemi di gestione della conoscenza, si occupa di information design e studia l’impatto dei social network e delle tecnologie di rete nei diversi contesti della comunicazione. Giornalista e consulente di direzione, ha fondato Info srl nel 1998. Tra le principali pubblicazioni: Internet per chi scrive (Gruppo Editoriale Jackson, 1995); Business Community (Franco Angeli, 2003), Decidere l’Innovazione (Sperling & Kupfer, 2008).

Antonio Sofi, autore televisivo e giornalista, consulente politico e sociologo della comunicazione, docente universitario e formatore. Blogger dal 2003, è esperto di social network e nuovi media. Da settembre 2010 è autore del programma televisivo Agorà, in onda ogni mattina su Rai Tre e condotto da Andrea Vianello, e responsabile dello spazio dedicato alla tv (politica) del giorno prima. Dal 2009 dirige Webgolnetwork.com, agenzia di consulenza e comunicazione – con cui segue vari progetti sul web per politici, aziende e pubblica amministrazione.

Dino Amenduni, responsabile nuovi media e consulente per la comunicazione politica di Proforma. È stato coordinatore di EmiLab, comitato elettorale under 30 a sostegno della candidatura di Michele Emiliano a sindaco di Bari (ottobre 2008 – giugno 2009). Dall’ottobre 2009 è il coordinatore dello staff social media di Nichi Vendola. È giornalista, blogger sul Fatto Quotidiano e tra i fondatori di Quink, collettivo di adbusting e satira..

Se desiderate partecipare, l’appuntamento è per sabato 16 aprile a Perugia, alle ore 18 nella splendida “Sala dei Notari”.

Nel caso, ci vediamo lì.

Risorse:

– Il sito ufficiale del Festival Internazionale del Giornalismo 2011

– La brochure del programma (consultabile su issuu.com) e la pagina online

– La presentazione del panel “L’informazione politica nell’era dei media sociali” sui sito del Festival

– La pagina Facebook di Vox Politica (dove pubblicheremo notizie e aggiornamenti relativi al panel)

– Il sito del http://personaldemocracy.com/europe#mce_temp_url#

Next ‘11 – Let’s share the “Data Love” in Berlin

next_conference_2011_data_loveIn May I’m going to Berlin where Martin Recke and his staff have kindly invited me to attend the Next  Conference 2011.

I met Martin in Paris, where I’ve asked him a pair of questions about the event and the very topic of this year, which is “Data Love”. The result is a 2:40 audio-interview whick you can listen to further in this post.

Here’s an abstract:

The main topic of the coming event in Berlin is “Data Love”: as we see everyday, there’s a lot of data created this days and the real challenge is to develop out of them services and products for consumer. In Germany there’s been a lot of discussion over data protection and privacy, and we sense a lot of fear in the market over these topics. What we want to do is to put everything in a positive view and to focus more on the opportunities.

We’re living surrounded by huge amounts of data, and still a lot more will come as Governments and Institutions will eventually release tons of public data sets.

Are you ready to take you chance and build over them the next worldwide successful business?

Let’s talk about this and more in Berlin on May the 17th and 18th.

More info here and here

[display_podcast]


Self-Publishing, quando il bestseller è fai-da-te

L’Ebook Lab Italia, evento sull’editoria digitale rivolto ai professionisti del settore e organizzato da Antonio Tombolini con la sua SBF, è stato un successo. Non mi riferisco solo al fatto che fosseben organizzato, serrato e ricco nella presentazione di contenuti. Lo dico anche perché credo sinceramente di aver imparato qualcosa, di certo abbastanza da poterne scrivere un pezzo per Nova24.

Così accade che nel numero di oggi, a pag 23, mi trovi a raccontare di editoria digitale in compagnia di Antonio Dini e Luca Conti (che parlano rispettivamente di prezzi e di mercato) e, nel caso specifico, che racconti il fenomeno emergente del self-publishing riportando tre testimonianze: quelle di Piotr Kowalczyk, brillante auto-editore polacco, dello stesso Tombolini e di Marco Carrara, blogger esperto di editoria digitale.

Il pezzo è disponibile anche on line. Di seguito un assaggio:

Piotr Kowalczyk scrive racconti brevi. Già due anni fa ne aveva prodotti abbastanza da riempire quattro libri, eppure non riusciva a farsi pubblicare perché – racconta divertito – secondo gli editori oggi «nessuno vuole leggere racconti brevi. Il pubblico ama i romanzi». Un responso impietoso, di fronte al quale Piotr non si è perso d’animo: è diventato self-publisher – o per dirla all’italiana, editore di se stesso – e ha iniziato a sperimentare.

Continua a leggere su IlSole24Ore.

Ebook Lab Italia, a Rimini va in scena il futuro dei libri

Da domani a sabato 5 marzo Rimini diventa capitale dell’editoria digitale ospitando Ebook Lab Italia, “la mostra-convegno per tutti i professionisti dell’editoria digitale sul mercato italiano.”

Dai produttori hardware ai librai, dalla grande distribuzione agli editori, dagli sviluppatori di software dedicato agli autori e ai loro agenti, fino ai mestieri più tradizionali. Tutti chiamati, dalla rivoluzione digitale, a reinventare il proprio mestiere, e a cogliere nuove opportunità.

Ho pensato che valesse la pena andare a dare un’occhiata e sbirciare “Il futuro dei libri, i libri del futuro”, come recita il claim dell’evento. Nel caso, ci vediamo lì.

PS: già che ci sono approfitto per riproporre un video in tema che ho partecipato a realizzare intervistando gli ospiti della Venice Sessions IV, dedicata manco a dirlo al “futuro dei media nell’era digitale”.

Employee 2.0, video-interview with Josh Bernoff

At the beginning of February the Social Media Week took place in Rome. As partner at Info, I had the chance to organize and moderate a panel entitled “Employee 2.0 – Dalle relazioni istituzionali alle relazioni distribuite” and dealing mainly with two topics: the new relationship between empowered employees and empowered users; the opportunities and challenges this relationship rises for external and internal relations management. It’s interesting to note that – notwithstanding the not-so-popular subject – the conference rapidly sold out and that the room (which was quite big) was full.

To open the panel, we showed a short interview I pre-recorded via Skype with Josh Bernoff – senior vice president, idea development at Forrester Research, co-author of “Groundswell” and “Empowered” – who helped us to define the context of our discussion.

Here’s an excerpt of what he said:

With the power that consumers and customers have now using social media, the pressure on corporations is greater than ever before and the only way to move at the speed of your customers is to actually empower your own staff to reach out to them. […] These people are what we call HEROs. HERO is an acronym meaning Highly Empowered and Resourceful Operative: it just simply refers to an individual within a company who has an idea about how to serve customers using technology, an idea that the company want to support

And here’s the video:

The panelists where three well-known academics and two experienced managers:

  • Giovanni Boccia Artieri – Coordinatore del corso di Laurea in Scienze della Comunicazione, Università Carlo Bo
  • Stefano Epifani – Docente di Tecnologie per la Comunicazione d’Impresa, Università La Sapienza
  • Matteo Menin – Director @ Between S.p.A, responsabile delle Attività di Consulenza Strategica legate all’area Consumer e Web
  • Luca Sartoni – Team Leader, Social Media and Internet Marketing, @ 123People.com
  • Marco Stancati – Consulente aziendale e docente di Media Planning, Università La Sapienza

Together, we tried analyze and comment the state of the art of corporate communication in Italy, spending a great part of the conversation in defining the true difficulties italian managers and employees are facing while dealing with the online revolution. Then we tried as well to envision what’s next.

#euco: Tweetwall Pro and Berlusconi don’t get along too Well

UPDATE: Pascal from Twitter Wall Pro points out with a comment on this blog that the software offers both automatic or live moderation. Let me add that I sure think there is no problem with the software, but with the people using it in the wrong way.

Lesson learned: Never put together Silvio Berlusconi and Tweet Wall Pro in the same room during a public event.

Twitter is undeniably a great way to catch the vibe on what’s going on pretty much anywhere in the world, and trending topics and search / hashtags facilitate this tremendously. Kudos to the EU for experimenting with live Twitter stream projections at official summits in that regard … but they still need to learn that moderation is important, too.

Using Tweetwall Pro, a way for event organizers to feed live tweets onto screens, an experiment in the atrium of the EU summit building in Brussels held yesterday didn’t quite proceed as planned. The live tweet stream, which was displayed on multiple plasma TVs throughout the building, was abruptly shut down after Italian Twitter users hijacked the #euco stream with anti-Berlusconi messages, calling the politician a mafioso and a pedophile.

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