I web trend del 2010

Pete Cashmore è noto ai più per essere fondatore e CEO del popolarissimo blog Mashable. Nell’ultimo degli approfondimenti su social network e tecnologie che settimanalmente pubblica per CNN.com, Cashmore riassume i dieci trend del web che secondo lui andrebbero tenuti d’occhio nel 2010.

Tra i vari argomenti trattati, che spaziano dall’augmented reality al social gaming passando per il cloud computing, il trend forse più interessante resta quello relativo al cosiddetto Real-time web, che non a caso è anche il tema dell’evento Leweb ’09 in programma per la prossima settimana a Parigi.

Ecco cosa scrive in proposito il CEO di Mashable:

Sparked by Twitter, Facebook and FriendFeed, the real-time trend has been to the latter part of 2009 what “Web 2.0” was to 2007. The term represents the growing demand for immediacy in our interactions. Immediacy is compelling, engaging, highly addictive … it’s a sense of living in the now.

But real-time is more than just a horde of new Twitter-like services hitting the Web in 2010 (although that’s inevitable — cargo cults abound). It’s a combination of factors, from the always-connected nature of modern smartphones to the instant gratification provided by a Google search.

Why wait until you get home to post a restaurant review, asks consumer trends tracker Trendwatching, when scores of iPhone apps let you post feedback as soon as you finish dessert? Why wonder about the name of that song, when humming into your phone handset will garner an instant answer from Midomi?

GB, Facebook mette in crisi il rapporto medico/paziente

In Gran Bretagna la Medical Defence Union (MDU), organizzazione il cui scopo è “difendere la reputazione professionale dei suoi affiliati”, ha recentemente messo in guardia i medici dal rispondere ai messaggi privati (specie se si tratta di inviti più o meno sessualmente espliciti) inviati attraverso Facebook dai loro pazienti.

La presa di posizione dell’associazione segue diverse segnalazioni dalle quali si evince che, sempre più spesso, i pazienti usano il popolare social network per contattare in maniera informale il proprio dottore. E sempre più spesso lo scopo è corteggiarlo, invitarlo a uscire, o addirittura fare esplicite avance di natura sessuale demolendo con un click i rigorosi precetti che disciplinano il rapporto medico/paziente.

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India, gli editori si schierano a difesa dei loro contenuti

Stamani Luca De Biase scriveva a proposito delle “strategie degli editori che tentano di dividere il web” dicendo che:

Nel modello del web come ecosistema, invece, tutti si aiutano a crescere e tutti hanno bisogno di tutti. Ma i percorsi di accesso sono liberamente decisi dal pubblico. Il che mette in crisi alcuni modelli di business. Ma ne apre di nuovi.

Una visione assolutamente condivisibile che tuttavia non sembra trovare d’accordo gli editori riuniti in India per partecipare al World Newspaper Congress. A voler ben guardare, per loro la crisi della “newspaper industry” richiede un “drastico ripensamento” che sembra anzi andare esattamente nella direzione opposta.

Riassumendo gli elementi emersi finora durante il convegno, in corso nella citta di Hyderabad, emerge che:

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Il Pulitzer apre ai blogger

Internet non sta cambiando soltanto il modo in cui viene prodotta o fruita l’informazione, ma anche il modo in cui ne viene riconosciuta e premiata la qualità: gli organizzatori del Premio Pulitzer hanno infatti reso noto di aver nuovamente cambiato le regole con cui assegneranno nel 2010 il prestigioso riconoscimento, ampliando di parecchio la cerchia dei papabili tra i protagonisti dell’informazione online.

Già l’anno scorso si era provveduto a estendere l’eleggibilità al premio in tutte e quattordici le categorie esistenti anche alle testate giornalistiche presenti solo online, purché “primarily dedicated to original news reporting and coverage of ongoing events.”

Ora anche questa restrizione cade: i nuovi criteri di idoneità richiedono solo che il luogo dove viene pubblicato un contenuto sia “a text-based United States newspaper or news site”, che pubblichi contenuti almeno settimanalmente e che li produca tenendo fede agli “highest journalistic principles.”

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Wishful thinking

Sul corporate blog di Google News si legge a proposito del programma “First Click Free”:

Gli editori che scelgono di partecipare consentono ai nostri crawler di indicizzare i loro contenuti a pagamento, quindi permettono agli utenti che li scoprono attraverso Google News o Google Search di visionare tutto l’articolo senza richiedere loro di registrarsi o sottoscrivere. Il primo click dell’utente è gratuito, ma se questi successivamente fa click su uno qualsiasi dei link presenti nell’articolo, a quel punto l’editore può mostrare una schermata con cui invita il lettore a registrarsi o a pagare.

Ora, sorvolando sulle ragioni tecniche per le quali Google ha creato questo programma, appare abbastanza chiaro il messaggio: attraverso Google Search e Google News l’utente ha la possibilità di visualizzare gratuitamente contenuti a pagamento, anche se in pratica non può navigarci dentro.

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Il social computing diventa mainstream anche in Europa

E’ possibile quantificare e definire quali siano gli effetti che la diffusione degli strumenti di social networking e delle altre tecnologie ablitanti portate in dote dal web2.0 stanno avendo sul contesto europeo?

E’ quel che prova a fare uno studio  pubblicato a fine  novembre dall’Institute for Prospective Technological Studies (IPTS) e intitolato, significativamente, “The impact of Social Computing on the EU Information Society and Economy”. Leggendolo, il primo dato che emerge è che il 41% degli utenti Internet europei partecipano alla “grande conversazione” in atto frequentando social network, blogs, siti di foto e video sharing, prendendo parte a online multi-player games o usando piattaforme collaborative per la creazione e condivisione dei contenuti. Percentuale che sale al 64% se si considera la sola fascia d’età fino a 24 anni. In parole povere: il social computing (leggi anche web2.0) è diventato mainstream anche in Europa.

Nella premessa si legge:

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Le “Gangs of New York” si sfidano via Twitter

Se è pur vero che Twitter è il moderno Walter Cronkite e che, più in generale, i social network consentono oggi una circolazione di dati e informazioni inimmaginabile anche solo cinque anni fa, altrettanto vero è che non tutti i messaggi scambiati possono essere definiti “costruttivi”.

Dall’America, e più precisamente da New York, arriva la notizia che a usare servizi come Twitter o Myspace non sono solo quei “cittadini digitali” desiderosi di prendere parte alla “grande conversazione” in atto, ma anche i membri delle violente gang in guerra sul territorio della città.

Si è insomma scoperto che uno strumento di comunicazione come Twitter può essere usato anche per provocare, minacciare e invitare a battersi e il proprio avversario. Se poi lo scontro avviene, c’è chi addirittura twitta per vantarsi dell’eventuale vittoria.

La violenza e il disagio sociale raccontati 140 caratteri alla volta

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Twitter è il moderno Walter Cronkite

MG Siegler su Techcrunch:

Mi rendo conto del fatto che ci sono molte persone che giudicano Twitter una cosa stupida che di certo non può valere un miliardo di dollari. Proviamo però a fare un passo indietro e a mettere le cose in un altro modo: per quel che può valere, quando io uso la parola “Twitter”, le do lo stesso significato che ha per il mio collega Steve Gillomor: non mi riferisco a un brand, perché per me significa “realtime web”.

Non importa che metodo usiamo per disseminare l’informazione, quel che conta davvero è che questa disseminazione è in corso.

E questo è il futuro.

Ciò detto, è inutile negare che al momento Twitter – lo strumento – è il canale migliore per consumare le notizie in questo nuovo modo. E’ il Walter Cronkite dell’informazione in tempo reale. E quando il prossimo grande evento avrà luogo, un numero crescente di noi sceglierà di accendere il computer (invece che la tv n.d.r.) per scoprire cosa sta accadendo. Così come saranno ancora di più in occasione dell’evento successivo.

Perché è cosi che va il mondo.

(Link)

Quale futuro per i social network?

La copertura mediatica costante; il numero enorme e in continua crescita di utenti; la pesante influenza sul nostro modo di intessere e mantenere relazioni sociali, pubbliche o private che siano. Diciamolo pure: i social network sono la “Big Thing” del momento. Capire come cambieranno nel prossimo futuro significherebbe comprendere in buona parte anche cosa ne sarà della Rete stessa.

Proprio questa settimana, la Said Business School di Oxford ha ospitato un panel di “pezzi da novanta” del web cui è stato chiesto di rispondere alla domanda “What is the next big thing?” nel variegato mondo dei social network.

Tanto per dare un’idea del livello della discussione, gli ospiti del panel erano: Peter Thiel, co-fondatore di PayPal, Biz Stone, fondatore di Twitter, Ram Shriram, membro della founding board di Google con trascorsi in Amazon, e Reid Hoffman, fondatore di Linkedin.

Vediamo insieme cosa hanno risposto:

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La carta dei (primi) cento per il libero Wi-Fi

Vado di fretta, quindi mi limito a quotare Alessandro e a sottolienare che sostengo appieno la sua iniziativa.

Su L’espresso in edicola domani arriverà – in un paio di pagine – il risultato di un lungo scambio di mail che abbiamo messo in piedi insieme a Guido Scorza, Sergio Maistrello e Raffaele Bianco.

L’obiettivo era creare una Carta per la liberazione dell’Wi-Fi italiano, soffocato dal decreto Pisanu.

Alla fine il risultato è arrivato: imprenditori, politici, manager, blogger, giuristi e altro – in una logica bipartisan – hanno concordato il testo che potete leggere qui sotto.

Oltre alla Carta e ai suoi firmatari, c’è il pezzo che uscirà domani e il testo della proposta ad hoc di legge Cassinelli-Concia: per evitare che il Wi-Fi venga strozzato ancora dalle misure questurine in vigore.

Ogni altra idea per portare avanti questa piccola battaglia civile è benvenuta.

LA CARTA DEI CENTO PER IL LIBERO WI-FI

Il 31 dicembre 2009 sono in scadenza alcune disposizioni del cosiddetto Decreto Pisanu (”Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale”) che assoggettano la concessione dell’accesso a Internet nei pubblici esercizi a una serie di obblighi quali la richiesta di una speciale licenza al questore.

Lo stesso Decreto, inoltre, obbliga i gestori di tutti gli esercizi pubblici che offrono accesso a Internet all’identificazione degli utenti tramite documento d’identità .

Queste norme furono introdotte per decreto pochi giorni dopo gli attentati terroristici di Londra del luglio 2005, senza alcuna analisi d’impatto economico-sociale e senza discussione pubblica. Doveva essere provvisoria, ed è infatti già scaduta due volte (fine 2007 e fine 2008) ma è stata due volte prorogata.

Si tratta di norme che non hanno alcun corrispettivo in nessun Paese democratico; nemmeno il Patriot Act USA, approvato dopo l’11 settembre 2001, prevede l’identificazione di chi si connette a Internet da una postazione pubblica.

Tra gli effetti di queste norme, ce n’è uno in particolare: il freno alla diffusione di Internet via Wi-Fi, cioè senza fili. Gli oneri causati dall’obbligo di identificare i fruitori del servizio sono infatti un gigantesco disincentivo a creare reti wireless aperte.

Non a caso l’Italia ha 4,806 accessi WiFi mentre in Francia ce ne sono cinque volte di più.

Questa legge ha assestato un colpo durissimo alle potenzialità di crescita tecnologica e culturale di un paese già in ritardo su tutti gli indici internazionali della connettività a Internet.

Nel mondo la Rete si apre sempre di più, grazie alle tecnologie wireless e ai tanti punti di accesso condivisi liberamente da privati, da istituzioni e da locali pubblici: in Italia invece abbiamo imposto lucchetti e procedure artificiali, contrarie alla sua immediatezza ed efficacia e onerose anche da un punto di vista economico.

Questa politica rappresenta una limitazione nei fatti al diritto dei cittadini all’accesso alla Rete e un ostacolo per la crescita civile, democratica, scientifica ed economica del nostro Paese.

Per questo, in vista della nuova scadenza del 31 dicembre, chiediamo al governo e al parlamento di non prorogare l’efficacia delle disposizioni del Decreto Pisanu in scadenza e di abrogare la previsione relativa all’obbligo di identificazione degli utenti contribuendo così a promuovere la diffusione della Rete senza fili per tutti.

FIRMATARI

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